Il Duomo di Teramo

Alla scoperta
di un patrimonio

Antependium


(Paolo Lembo)

Nicola di Andrea di Pasquale da Guardiagrele da molti considerato l´espressione più alta dell´arte orafa e scultorea abruzzese del XIV secolo. La data di nascita dell´ artista aprutino piuttosto incerta, siamo comunque attorno alla fine del ´ 300, così come quella di morte che secondo alcuni studiosi databile attorno al 1460. Il suo stile viene accostato più volte a quello del Ghiberti, ma non abbiamo fonti certe che testimoniano una loro conoscenza personale, soprattutto considerando che l´ antipendium del duomo di Teramo si rispecchia nei portali del Battistero di Firenze. Di "Magister Nicolaus", come viene citato e ritratto nel Polittico di Jacobello del Fiore presente anch´esso nel Duomo di Teramo, ci sono rimaste altre importanti opere come gli Ostensori di Francavilla (1413) e di Atessa (1418), alcune croci processionali come quelle di Lanciano (1422), de L´Aquila (1434) e di Monticchio (1436).

Le prime testimonianze del Paliotto di San Berardo, patrono della città, risalgono al 1482, mentre in un inventario del 1502 viene citato il nome dell´autore e viene descritto come "una tabula de argento fino tucto che se pone innanti lo altare con tucti la ystoria del testamento novo in cominciando ala nunptiatione et in fini se la ystoria de Sancto francesco et in mezo de detta tabula se un dio padre grande con uno libro in mano pure de argento et con li quactro docturi da una banda et da laltra li quattro evangelisti et ornata per tucto con bellisimi smaldy quale tabula et de grande stema; quale fece uno mastro Nicola de la guardia" infine lo storico teramano Muzio Muzii lo annovera nei suoi Dialoghi all´inizio del secolo XVII. L´opera venne commissionata e sovvenzionata all´artista dall´universit di Teramo e prendeva il posto di un precedente antipendium, pare ancora più maestoso e bello, trafugato e successivamente fuso dalle truppe francesi angioine che depredarono la città. Caduto in oblio fino alla prima metà dell´Ottocento, e posto in sagrestia, fu riscoperto dallo storico Nicola Palma per essere poi esaltato da Venanzio Bindi, dal teramano Savini e dal tedesco Leopoldo Gmelin. Alla vista l´opera si presenta come un pannello alto circa mt 1,25 e largo circa mt 2,50 formato da una serie di lamine d´argento fissate su un supporto di legno di quercia (il legno non manca mai nella produzione artistica aprutina dell´epoca), suddiviso in 35 scomparti di forma ottagonale regolare intercalati da 22 rombi di misura minore a smalto traslucido e definiti da una massiccia cornice su cui poggiano 26 piastrine triangolari anch´esse smaltate. Nelle formelle vengono narrate, attraverso immagini sbalzate a rilievo e a tutto tondo, le vicende del Nuovo Testamento, mentre nella formella centrale, più grande rispetto alle altre, campeggia un Cristo benedicente con un libro in mano. Attorno alla formella centrale sono disposti a destra i quattro evangelisti e a sinistra i dottori della Chiesa mentre nei rombi smaltati sono raffigurati San Giovanni, la Vergine col bambino, Nostro Signore con l´orba terrestre, San Paolo, San Pietro, nove apostoli e otto profeti. Nei triangoli che corrono attorno alla massiccia cornice troviamo invece degli ornamenti floreali. In totale le figure argentee presenti nel Paliotto sono 206 oltre a 21 iscrizioni sparse tra le varie scene.

Paliotto del Duomo di Teramo

La tecnica artistica di Nicola da Guardiagrele tocca il suo punto più alto in questo capolavoro dell´arte scultorea e orafa. Il suo stile altissimo lo si può notare anche dalla differenza tra le formelle attribuite quasi certamente a lui e quelle realizzate dal, o dai, suo aiutante. In quest´ultime troviamo uno stile grossolano e privo di espressione con un tratto poco marcato e definito. Al contrario le figure realizzate dal maestro si evidenziano per uno stile più deciso, più attento ai particolari e più maestoso; la cura e la mano del Magister Nicolaus la si notano non tanto nelle scene ambientali quanto nelle figure singole come il favoloso Cristo benedicente centrale.

Le vicende narrate, come accennato sopra, sono quelle del Nuovo Testamento, partendo dall´annunciazione per finire ad un fuori tema, ma non per questo fuori luogo, San Francesco che riceve le stimmate. Nella prima formella, quella dell´annunciazione, appunto, troviamo una prima importante incisione, ovvero la presunta data di inizio dei lavori "Anno Domini 1433"oltre ad un Arcangelo che mostra alla Vergine un bambino al posto del consueto giglio; la data della conclusione dei lavori riportata invece nella formella della deposizione con l´incisione "Opus Nicolai de Guardia Grelis Anno Domini 1448". Con gli anni alcune figure sono state trafugate e in alcuni casi le lacune sono molto evidenti come ad esempio nella formella 19 dove manca il personaggio di Erode o nella formella numero 10 dove manca il Cristo che respinge gli attacchi di Satana nel deserto. Un´altra particolarit risiede nella suddivisione della scena dell´ultima cena: Cristo con sei apostoli sono in una formella, mentre in un´altra siedono gli altri sei apostoli mancanti. Il realismo di Nicola da Guardiagrele si evidenzia in splendidi particolari come la cesta della nativit intrecciata, che possiamo ritrovare tutt´oggi nella tradizione manifatturiera abruzzese, nelle chiome curate ed evidenziate di alcuni personaggi o nella frusta che colpisce il Cristo alla colonna. Un unico restauro accertato, che non ha però apportato modifiche, fu eseguito nel 1734 da Domenico Santacroce come riportato in un´incisione sulla cornice.

Nonostante l´affollamento di personaggi la lettura di questo capolavoro rimane semplice ed immediata e non può essere altrimenti. Difatti in un´epoca dove la cultura era riservata a nobili o ecclesiastici questo tipo di opere, così come le vie crucis incise, costituivano gli unici "libri" leggibili dal popolo, gli unici mezzi per far comprendere al popolo ignorante la parola di Dio scritta nei Vangeli o nel Nuovo e Antico Testamento e Nicola di Andrea di Pasquale da Guardiagrele riuscito alla perfezione in questo intento.

Elenco delle scene ritratte nelle formelle (con relative iscrizioni)

  1. L´Annunciazione (AVE GRATIA PLENA DOMINUS TECUM. ANNO DOMINI MCCCCXXXIII)
  2. Il Presepe
  3. L´Adorazione dei Magi
  4. L´Evangelista San Giovanni (IN PRINCIPIO ERAT VERBUM)
  5. Presentazione di Gesù al tempio (QUANDO XRO FO PRESENTATO A LO TEMPLO)
  6. Il Dottore Sant´Ambrogio
  7. La fuga in Egitto
  8. La strage degli innocenti
  9. Battesimo di Gesù nel Giordano
  10. Satana tenta Gesù nel deserto (VADE RETRO SATAN -A-)
  11. La resurrezione di Lazzaro
  12. La Cena con Cristo e sei Apostoli
  13. L´Evangelista San Matteo (LIBER GENERATIONI IESU CHRISTI)
  14. Il Redentore (EGO SUM LUX MUNDI, VIA, VERITAS ET VITA)
  15. Il dottore San Gregorio
  16. La Cena con gli altri sei Apostoli
  17. L´orazione nell´orto (PATER, SI FIERI P. T. A. - M. - C. I.)
  18. Gesù sana l´orecchio a Malco
  19. Gesù dinanzi a Erode
  20. Cristo alla colonna con due flagellatori (QUANDO XRO FO BACTUTO A LA COLONDA)
  21. Cristo dinanzi a Pilato
  22. L´Evangelista San Luca
  23. Il dottore Sant´Agostino (UT ORA Q. EST FACIT C.) (CUIUS OPERA Q. S. OSE)
  24. Ecce Homo (PROFITIA Q. TE PE.)
  25. Salita al Calvario
  26. Gesù in croce e due Marie ai piedi (I.N.R.I.)
  27. La deposizione di Gesù nella tomba
    (OPUS NICOLAI DE GUARDIA GRELIS ANNO DOMINI MCCCCXXXXVIII UNDECIME INDECTIONIS M.I.)
  28. Gesù al limbo dei Santi Padri
  29. La Resurrezione
  30. L´Evangelista San Marco (INITIUM EVANGELII IESU CHRISTI)
  31. L´apparizione alla Maddalena nell´orto
  32. Il dottore San Gerolamo (EGO SUM TRASLATOR)
  33. L´Ascensione
  34. La Pentecoste
  35. San Francesco riceve le stimmate e presumibile autoritratto di Nicola da Guardiagrele

Bibliografia