Il Duomo di Teramo

Alla scoperta
di un patrimonio

Jacobello del fiore


(Anastasia Di Giandomenico)

L´articolazione cronologica delle opere di Jacobello sono, ancora oggi, oggetto di discussione: pochi risultano i punti fermi del suo percorso, nonostante la discreta documentazione concernente la vita dell´artista, che permetteno di seguirne la vicenda per un quarantennio. Le fonti settecentesche di Lanzi e Olivieri citano opere situate nelle città di Pesaro e Montegranaro recanti le date 1401, 1407 e 1409 ma che tutt´oggi risultano perdute. Questo ci rende problematica la ricostruzione della prima attività del pittore. La sua formazione si attua sotto gli stimoli della cultura veneziana del tardo Trecento come dimostrano i ricordi di Jacobello di Bonomo, nelle opere di questo periodo si riconosce la persistenza del severo tradizionalismo bizantineggiante proprio della pittura veneziana, insieme ai vigorosi accenti di matrice padana presenti in quelle che si ritengono opere del suo primo periodo. è qui che troviamo il polittico del Municipio di Teramo, il polittico di Santa Michelina del Museo civico di Pesaro, il trittico, mutilo, nella collezione Lederer di Vienna e lo splendido trittico del Museo di Stoccolma (con Adorazione dei Magi e Crocifissione nello scomparto centrale, Annunciazione e Santi nei laterali). Le oscillazioni cronologiche fatte subire ad un´opera come la "Madonna di Misericordia e Santi" delle Gallerie dell´Accademia, rivelano appieno le incertezze suscitate dalla cronologia delle opere dell´artista.

Jacobello gioca un ruolo fondamentale nel rinnovamento della pittura veneziana; infatti accoglie con prontezza e sensibile intelligenza le suggestioni del gotico internazionale, già introdotte in città da Gentile da Fabriano (che lascia a Venezia opere di capitale importanza) e da Michelino da Besozzo.

L´apertura al gotico internazionale si compie pienamente nelle "Storie di Santa Lucia", eseguite nel secondo decennio del Quattrocento per Fermo, dense di accenti fiabeschi e di invenzioni incantevoli e rese preziose dall´adozione di una gamma cromatica smagliante. Non è forse molto distante cronologicamente, ma lo è da un punto di vista stilistico, la "Giustizia tra gli angeli Michele e Gabriele", dipinta per Palazzo Ducale di Venezia nel 1421, in cui il pittore esibisce un´esuberanza decorativa certo rispondente alle istanze della committenza pubblica.

La critica ancora indaga sul problema del contributo della bottega, che dovette essere molto attiva, alle opere tradizionalmente ricondotte al nome di Jacobello; in particolare, di recente è stata riconosciuta la personalità del cosiddetto Maestro di Ceneda, stretto collaboratore di Jacobello e ritenuto responsabile di alcune opere un tempo a quegli attribuite.

Bibiliografia