Il Duomo di Teramo

Alla scoperta
di un patrimonio

Luca d'Atri (maestro d'Offida)


(Simone Francioli)

Con tale nome si vuole indicare la produzione di un´ artista, il Maestro di Offida, identificabile con ogni probabilità col misterioso Luca d´Atri, la cui dimensione pittorica può essere ricostruita attraverso alcuni caratteri individuabili e ricorrenti in varie opere pittoriche sparse in diverse località delle Marche, Abruzzo e meridione Angioino come Atri, Sulmona, Città Sant´Angelo, Penne, Canzano, Morro d´Oro, Molfetta, Barletta, Tursi, Ascoli, Montefiore dell´Aso, Nocciano, Moscufo e Pianella tra le quali la principale è sicuramente Offida, databili nel periodo tra il 1300 e il 1400. Fu celebrato dal contemporaneo Luca da Penne come pittore eccelso dei suoi tempi assieme a Giotto ed a tale riguardo si esprime così il Crocetti: "Caratteristica inconfondibile dei suoi dipinti è il modo singolare con cui disegna i raggi delle aureole: questi sono distribuiti con regolare scansione radiale, come nell´arte di Giotto, ma in tutte le aureole sono tracciati in scansione ascensionale, specialmente quelli della zona inferiore. è una tecnica spiccatamente personale, equivalente ad una firma". Le opere attribuite a tale Maestro e presenti in S. Maria della Rocca ed altrove, in Offida, sarebbero le seguenti:


La critica recente ha cercato anche di fornire indicazioni circa la formazione artistica del Maestro di Offida. Secondo tali indicazioni il Maestro di Offida sarebbe stato un monaco che, dopo una formazione artistica derivante dalla scuola napoletana, sarebbe venuto a contatto con il pittore Andrea da Bologna.
Avrebbe pertanto operato, ai primi del sec. XV, nella chiesa di S. Maria a piè di Chienti (MC) e, ancora, in S. Maria della Rocca ad 0ffida.

Luca d'Atri e gli affreschi nel Duomo di Teramo

Ad una stessa mano, quella di Luca D´Atri ( Maestro di Offida ) spettano con sicurezza le quattro storie più in alto, almeno una delle quali riferibile con certezza alla Leggenda si Sant´Eligio. Si tratta, ed è dei quattro, il secondo pannello in basso a destra, dell´intervento miracoloso del santo limosino, nato a Chaptelat nel 588, maniscalco, orafo, e più tardi ( nel 659 ) vescovo di Noyon e consigliere del Re dei Franchi Dagoberto, su un cavallo posseduto dal diavolo e che colpiva a calci chiunque gli si avvicinasse, che il Santo avrebbe dunque ferrato tagliandogli la zampa, apponendo con calma il ferro allo zoccolo e ricongiungendo poi, dopo un segno di croce, le due parti insieme: un episodio, questo, tra i più noti e raffigurati della sua vita nella pittura italiana fra il tardo XIII e tutto il XV secolo. Francesco Aceto è favorevole ad una datazione piuttosto alta, entro il quarto decennio del secolo, con le sue opere al fresco riferibili invece al decennio successivo, dalla Madonna del latte e quattro santi o dagli altri tabelloni votivi dei pilastri dello stesso Duomo di Atri al ciclo di Storie dell´Infanzia di Cristo della collegiata di San Michele a a Città Sant´Angelo e per finire con l´altro e grandioso intervento di decorazione della vicina chiesa teramana di San Domenico che gli si è potuto attribuire. Una datazione avanzata, che spiega meglio anche l´accentuata attenzione del pittore verso gli aspetti ornamentali e narrativi e la sua nuova "egiottesca"e predilezione per volti e figure visti di scorcio e che troverà costante applicazione nell´altro ciclo teramano di San Domenico e in quello marchigiano di Montefiore dell´Aso. Più in basso, a sinistra, rispetto alle Storie di Sant´Eligio, sempre a lato del portale, è opera ancora della bottega di Luca d´Atri, probabilmente di uno dei suoi aiuti e "eseguaci"e abruzzesi il Santo Vescovo in rosso, parte restante d´uno scomparto in origine più ampio, identificato come un "eSan Berardo"e, pubblicato a stampa e definito come "epannello di secondo strato, ma di poco posteriore ai precedenti"e dell´Aceto.

Storie di Santa Caterina d'Alessandria, sec. XV Madonna con il Bambino e due Angeli, sec. XV

Bibliografia: