Il Duomo di Teramo

Alla scoperta
di un patrimonio

Nicola da Guardiagrele



(Giovanni Amoroso)

Nicola da Guardiagrele

Nicola di Andrea di Pasquale, conosciuto come Nicola da Guardiagrele, nacque nella cittadina abruzzese, guardiese in provincia di Chieti, probabilmente intorno al 1389. In passato si è polemizzato molto sul cognome Gallucci, per una errata interpretazione della scrittura apposta su una delle sue prime opere autografe. Con questo cognome fu qualificato nella lapide apposta all´interno del municipio a cura della società operaia di Guardiagrele. Sposò Angelica, da cui ebbe tre figli maschi, Antonio, Francesco (noto anche come Giovanni Francesco) e Giacomo Andrea, conosciuti attraverso l´atto notarile rogato in Guardiagrele il 20 giugno 1459, col quale i tre eredi del defunto Nicola, riuniti in casa della madre, costituivano una società per l´esercizio delle varie arti.

Nel 1440 Nicola in età giovanissima avrebbe lavorato, stando ad una notizia tramandata dall´Antimori, per la parrocchiale di Castel Frentano "una pace con Cristo morto d´argento a rilievo con lettere mobili gotiche". Sulle opere e sui documenti successivi, invece, non sussistono incertezze.

Nel 1413 firma l´ostensorio di Francavilla al Mare. Nel 1418 firma l´ostensorio di Atessa. Il 26 ottobre 1423 stipula con il cappellano e i procuratori della chiesa di Santa Maria di Civitanova in Lanciano il contratto per la realizzazione di una grande croce d´argento dorato che, come informa l´iscrizione del verso, porterà a compimento l´anno successivo.

Nel 1431 lavora la croce di Santa Maria Maggiore di Guardiagrele, datata e firmata per la prima volta in lettera gotica maiuscola con la nuova formula che si ripeterà per tutte le sue opere: + OPUS. NICOLAY. DE. GUAR/DIAGRELIS. M.CCCC.XXXI.

Intorno al 1431 dovette svolgersi il presunto, ma molto verosimile, soggiorno fiorentino dell´artista, in seguito al quale il suo linguaggio cambia radicalmente, subendo l´influenza dell´arte del Ghiberti. Il viaggio fu intrapreso da Nicola probabilmente in seguito all´incarico che ebbe dal capitolo di Teramo di eseguire l´antependium in argento per la cattedrale di S. Berardo, un´opera complessa e di grande prestigio.

Probabilmente Nicola pensò di ispirarsi per esso alle formelle bronzee della porta nord del battistero fiorentino, iniziata da Ghiberti nel 1401 e già considerata un "evento artistico". Nel 1433 inizia la lavorazione del paliotto della cattedrale di Teramo, forse il biglietto da visita con il quale Nicola dovette proporsi ai teramani prima di ricevere la commissione per la sua più impegnativa e costosa impresa da orafo. Il paliotto di Teramo segna l´apice della carriera artistica di Nicola da Guardiagrele.

Nel 1436 esegue la croce della parrocchiale di Monticchio. Il 20 febbraio 1447 Nicola si impegna con i canonici della chiesa di Santa Maria di Paganica e il procuratore Francesco Fattinnanti a lavorare nel termine di due anni una croce d´argento, simile a quella di San Massimo all´Aquila.

Nel 1448 porta a termine il paliotto del duomo di Teramo: nella formella della deposizione di Gesù nel sepolcro appone la data e la firma.

Nel 1451 lavora la croce di San Giovanni in Laterano, qui si possono trovare tracce dell´esperienza fiorentina e la presenza indubbia di più mani, facendo ipotizzare che in quegli anni, alle spalle di Nicola, ci fosse ormai una bottega numerosa e ben organizzata.

Nel 1455 realizza il perduto busto di San Giustino per la cattedrale di Chieti. Gli ultimi due documenti relativi all´esistenza di Nicola da Guardiagrele ci danno indicazioni sulla sua data di morte che deve necessariamente essere compresa tra il 7 marzo 1456 e il 20 giugno 1459. Alla prima data risale infatti la stipula di un contratto con i canonici della cattedrale di Ascoli, in cui Nicola si impegna a realizzare entro tre anni una cappella oggi perduta, in pietra della Majella, decritta con minuzia nel documento, come una sorta di ciborio con archi su colonne e ornata di sculture.

Nicola fu orafo dalla dimensione universale nell´unità profondissima che la creazione artistica aveva nel medioevo. Nell´oreficeria dell´artista confluivano l´esperienza di una società che le utilizzava e che vedeva questi oggetti passare processionalmente, e il caso delle croci che avevano un grado di cultura che permetteva di comprendere emozioni indimenticabili.

Bibliografia: