Il Duomo di Teramo

Alla scoperta
di un patrimonio

La cripta


(Dorina Bleta)

Secondo l'antica architettura medievale, la cripta ( dal greco krypte e dal latino krypta ), era una camera o un vano ricavato nella pietra, di solito posto al di sotto del pavimento di una chiesa, spesso contenente le reliquie dei santi o delle alte cariche del clero.

Ritroviamo l'antica cripta del duomo di Teramo passando per l'aula tripartita attraverso la quale si aveva accesso al presbiterio mediante alcuni gradini. Attraverso questo dislivello che ci si rende conto della presenza della cripta, detta nell'antichità, "la Grutta seu Cappella di S.Elisabetta" poichè vi era un altare dedicato alla santa, datata 1392 documentato dallo storico Mutio de' Mutii. La cripta venne alla luce molto più tardi, verso il 1583, quando il vescovo Ricci ne rese pubblica l'esistenza.

Dal punto di vista strutturale la cripta ha forma rettangolare, con un altare in muratura ricavato in un recesso a settentrione, foderato di modesti affreschi di tardo Cinquecento con le "arma Christi", essa s'incunea tra i pilastri della tribuna interrompendosi in prossimità dei gradini che immettono alla nave arcioniana, dove fino al XVIII secolo, prendeva posto l'ala maggiore. All'angolo nord-ovest la cripta s'innesca a un cunicolo voltato di epoca bizantina, ma rimasto in uso, fino a che la cripta non fu dismessa e colmata ( XVIII secolo ), probabilmente come collegamento con il palazzo vescovile, che era impiantato a settentrione della Cattedrale, oltre la strada pubblica. Quindi fino ad allora il cunicolo faceva da passaggio tra palazzo vescovile e cattedrale.

Pił tardi, dopo l'abolizione settecentesca della cripta, essa venne stroncata in altezza e riempita, mentre il cunicolo fu rinforzato con una muratura rustica fino al sovrastante pilone. Ce ne fornisce un accurata testimonianza la tinteggiatura delle pareti del cunicolo, sotto la quale sono affiorati affreschi preziosi del Quattrocento e inizio Cinquecento. Il problema del passaggio dopo vari tentativi da parte delle autorità civili, venne risolto in un altro modo nel 1739 con la costruzione di un cavalcavia demolito nel corso del Novecento per isolare l'edificio.

Al centro del vano sono affiorate le basi di quattro colonnine su cui scaricavano le volte della copertura, di cui sopravvivono ancora gli attacchi all'angolo sud−est. Un rocco di queste colonnine ( di diametro 40 centimetri circa ), compatibile con le basi rimaste nel terremo, è emerso nella tompagnatura del cunicolo al di sotto del pilastro nord-ovest della crociera. Si considera, da accurate relazioni di scavo, che la cripta fu realizzata contestualmente alla chiesa di Guido forse per custodirvi qualche reliquia del santo patrono, il cui corpo vi venne infine posto nel 1572 dal presule Giacomo Silverio, giudicandola "più adatta alla devozione e al riconcentramento" dei fedeli. Il capo e il braccio di San Berardo erano custoditi a parte rispetto al resto del corpo, in reliquiari d'argento. Dal 1504 questi si conservano nella sacrestia. Secondo Mutii, il nuovo altare venne ricostruito con gli stessi marmi del vecchio demolito. Per il suo significato liturgico, la cripta fu oggetto di cure continue, come dimostrano i lacunosi pannelli di affresco raffiguranti due santi ( un santo vescovo e forse San Giovanni Battista ) mozzatti all'altezza dei fianchi, visibili rispettivamente sulla parete ovest e all' inizio del cunicolo.

Attualmente, il corpo di san Berardo è custodito nella tomba che si trova nell'altare della suddetta cappella all'interno della Basilica Cattedrale. L'ultima ricognizione della tomba fu effettuata al tempo dell'episcopato di monsignor Micozzi. Fanno eccezione due sole parti del corpo del santo, custodite all'interno dei due reliquiari d'argento, il "braccio benedicente" (secolo XVII) e il busto (secolo XVI), conservati in una cassetta di sicurezza ed esposti al pubblico in occasione della festa del santo.