Il Duomo di Teramo

Alla scoperta
di un patrimonio

Crocifisso ligneo


(Annalisa Allevi)

Rimasto inedito, si tratta di un´opera di grande interesse, e non solo per la qualità della fattura, nonostante alcuni pesanti interventi di restauro che ne hanno danneggiato la originaria bellezza, ma anche per il contesto in cui si pone, a chiarimento e integrazione di un momento culturale tra i più fecondi dell´arte in Abruzzo. Posto sulla parete sinistra della navata il Crocifisso ligneo è a grandezza naturale.Strutturato con una sapienza anatomica nelle braccia e nei muscoli dell´addome, dichiara la sua pertinenza cronologica già quattrocentesca. Vi sono molti buoni argomenti per ritenere che esso fosse collocato sull´altare del Crocifisso, documentato in un atto di donazione del 1649, dove lo registra in ogni caso, nel 1777, il vescovo Luigi Pirelli, che ne auspicava la sua sostituzione con un nuovo esemplare forse perché lo considerava antiquato o perché era malmesso. L´idea fu per fortuna abbandonata in favore di una restaurazione del manufatto, indiziato dalla sua totale ridipintura.

Crocifisso Ligneo

L´immagine del Cristo Patiens col capo recline sul petto, le palpebre dischiuse, il volto scavato e affilato, esprime un dolore intenso ma contenuto, in un distacco che accentua il solenne, grave messaggio che ne emana, e che è reso anche mediante l´integrità formale con cui il corpo si allunga quasi scivolando sulla croce con una levigata stesura di luce.La positura del cristo, con le braccia scerne che rilevano in maniera esasperata i tendini tirati a sostenere il peso del corpo e, in contrapposizione, l´abbandono dolente del capo; ma soprattutto per il modo di avvolgere il perizoma ai fianchi, con i lembi della stoffa incrociati poi ripiegati all´interno, in modo da creare un particolare gioco di pieghe,si collega al Cristo Crocifisso raffigurato in una delle formelle dell´Antependium che Nicola da Guardiagrele seguì per lo stesso Duomo di Teramo.

Questa tipologia di Crocifissi ha il suo modello nella prima porta di Lorenzo Ghiberti, scultore e architetto del trecento, che egli esegui per il Battistero di Firenze. L´influenza della prima porta del Ghiberti in area abruzzese non riguarda solo i rapporti intercorrenti tra i rilievi in bronzo del maestro fiorentino e quelli in argento dell´Antependium di Nicola da Guardiagrele, ma anche i possibili legami tra queste sculture e le sei formelle in pietra del Maestro di Castel di Sangro donate al Museo dell´opera del Duomo di Firenze.

Le formelle del Maestro di Castel di Sangro presentano un linguaggio più arcaico, che si rivela nel modo più rigido di atteggiare le figure e nell´andamento più lineare nelle pieghe, che in alcuni momenti appare più vicino al linguaggio Ghibertiano. E´ quanto si osserva nella crocifissione che ripete alla lettera la scena della porta fiorentina, persino nell´andamento delle pieghe. Questa opera rivela ancora il legame che il suo Cristo ha con il Cristo dell´orcagna nel Crocifisso della chiesa di San Carlo a Firenze, da considerare il prototipo di quell´iconografia.

Soprattutto nella parte inferiore del corpo, l´andamento delle pieghe e il modo di accavallare le gambe, di torcere i piedi trafitti dal chiodo sono analoghi, ma ancora non vi compare, sia pur di riflesso, quella stesura unitaria, quell´integrità formale che ricordano la purezza classicistica del linguaggio ghibertiano e che ritroviamo nell´antependium teramano, nonostante il sostrato gotico che arricchisce i panni, sbalza le forme, crea un risalto espressivo delle forme. In tale contesto, il Crocifisso del Duomo di Teramo non solo si pone come testimonianza ulteriore del raggio che dovette avere in territorio abruzzese l´influenza del Ghiberti, ma occupa un posto particolare proprio perché rivela un adesione profonda a quella purezza formale che è stata definita "attica" e che era il carattere fondamentale del linguaggio del maestro fiorentino, ma che Nicola da Guardiagrele appare non dimenticata, ma superata da altre esperienze.