Il Duomo di Teramo

Alla scoperta
di un patrimonio

Altri organi nelle chiese del teramano


L´ORGANO DELLA CHIESA DI SANT´AGOSTINO

Costruito nella seconda metà del XVIII secolo da un´esponente della famiglia Fedri, quest´organo è stato collocato sulla porta d´ingresso all´interno di una cantoria in muratura sorretta da due pilastri.

Lo strumento è formato da una cassa in legno, avente un prospetto tripartito diviso da paraste riproducenti finte colonne. Al di sopra si trova un cornicione con merlatura su cui è posto un timpano sul quale troviamo una croce centrale e lateralmente due vasi da cui partono, verso il timpano, due festoni con motivi floreali. L´organo ha 27 canne di facciata, di stagno, disposte in tre campate formanti da tre cuspidi; il labbro superiore è "a mitria", le bocche sono allineate ed il profilo è piatto. La tastiera è composta da 45 tasti in bosso ed ebano e con i frontalini dei tasti diatonici piatti. La pedaliera "a leggio" ha 9 tasti ed è unita alla tastiera.

A partire dal 1830 tale organo ha subito vari interventi di restauro e ripulitura oltre ad aver subito varie modifiche.

Connesso alla chiesa di Sant´Agostino, una cui parte venne demolita e successivamente ricostruita nel 1875, l´organo ha " resistito" a tutte le vicissitudini ad essa collegate, rimanendo comunque in uno stato di conservazione sostanzialmente integro. Inoltre la chiesa possedeva un´ oratorio nel quale venne costruito un´"organetto" del quale resta solo il mandato di pagamento. Erano quindi due gli organi di questa chiesa, e venivano entrambi utilizzati.

L´organo della Chiesa del Carmine

L´organo, posto al di sopra della porta d´ingresso, si trova in una cantoria in muratura, sorretta da due pilastri. Dotato di cassa lignea addossata alla parete, l´organo ha un prospetto ad unica campata ed ha il profilo piatto. Anteriormente vi sono quattro colonnine circolari poggianti su basamenti rettangolari. La facciata è costituita da 25 colonne di stagno distribuite in una campata a cuspide con ali laterali. L´organo è stato privato della tastiera, che risulta essere stata di 50 tasti, e della pedaliera, della quale è impossibile ricostruirne l´estensione. Non resta nulla né dei mantici né di tutte le parti meccaniche ne del crivello; mentre di tutto il materiale fonico in facciata restano solo 25 canne di stagno alloggiate sul proprio zoccolo di legno. L´unico intervento di restauro risale al 1952; sono quindi minime le parti dell´organo che ancora si conservano.

L´organo della Chiesa di S. Antonio di Padova

Opera di Vitale de Luca di Notaresco datata giugno 1862, è situato in una cantoria in muratura con parapetto mistilineo sorretta da due pilastri e bussola con tre specchiature aventi a centro motivi floreali e ai lati due teste di angeli. L´organo venne restaurato nel 1916 da Vincenzo Dipietro e Panzieri, significativa è l´iscrizione sulla parete posteriore del listello della tastiera: "Vitale de Luca di Notaresco costruiva nel 1862 / Vincenzo Dipietro ridusse nel 1916". Sull´anta centrale del somière maestro è presente un cartiglio sagomato su cui è stato scritto con inchiostro: "Vitale de Luca di Notaresco / fece in Giugno nell´anno del Sig. / 1862". Ancora nella secreta dello stesso somière troviamo altri due cartigli: "Premiata ditta di organi e armonium della scuola lombarda e veneta. Vincenzo Dipietro e Panzieri, via S. Giuseppe−Teramo. Quest´organo fu restaurato radicalmente nel 1916 e vi furono messe 200 canne nuove e l´oboe di 8 piedi. Teramo, 18 aprile 1916". La storia dell´unico organo teramano costruito da un´abruzzese trova le sue fonti nei documenti della Reale e laicale Confraternita di S. Antonio da Padova e in quella de L´Immacolata Concezione di Maria SS. attualmente conservati presso l´archivio parrocchiale della chiesa di S. Antonio da Padova. Questa chiesa era già dotata di un organo prima del 1862, anno della costruzione dello strumento di de Luca; infatti in un inventario del 1844 è riportata la voce "organo", poi barrata e sostituita con "due organi" (notizia confermata con annotazione sul libro delle deliberazioni).

L´organo di de Luca non fu totalmente costruito con materiale nuovo; usanza di molti organari infatti era il riutilizzo di materiali estrapolati da vecchi organi (in questo caso de Luca adopera canne databili seconda metà del Settecento). Sull´organo interviene nel 1895 Massimino de Luca figlio del defunto Vitale. Oggi l´organo si presenta modificato per gran parte a seguito dell´intervento di Vincenzo Dipietro del 18 aprile 1916 restando comunque uno strumento abbastanza interessante.

L´organo della Chiesa di S. Bartolomeo

Costruito da Adriano Fedri nel 1777, è ubicato in una cantoria di legno posta di fianco alla porta d´ingresso. Contenuto in una cassa dal prospetto ligneo ad unica campata e profilo piatto, dispone sui lati di due colonne finte, dipinte sul legno, e, in alto, di un cornicione con motivi floreali.

La facciata è costituita da quindici canne di piombo distribuite su un´unica campata a cuspide; esse hanno le bocche allineate, tranne quella della canna più grande, e il labbro superiore a "mitria".

La tastiera "a finestra" è di quarantacinque tasti, i tasti diatonici sono in bosso cromatici, tinti di nero. La pedaliera è del tipo "a leggio", costituita da nove tasti.

I comandi dei registri sono sei, hanno dei tiranti in metallo ed i pomelli in legno tornito, tinti anche loro di nero. Lo strumento è dotato di un somière maestro di tipo "a tiro", in noce, chiuso da due ante; all´interno vi sono quarantacinque ventilabri con guide laterali.

Ciò che rende unico questo strumento è la possibilità di raddoppiare al basso le note della seconda ottava. Alcune ricerche fanno ora ipotizzare ad un´anticipazione della così detta "quarta mano" licenziata ufficialmente da Giuseppe Il Serassi; infatti, la stessa caratteristica tecnica dell´organo di S.Bartolomeo è presente anche nell´organo della chiesa di S.Chiara e in quello della chiesa della Misericordia, entrambi nella città di Chieti, opere che dimostrebbero un sistema "sperimentale" adottato dal Fedri per una produzione in serie di altri organi dotati del medesimo meccanismo.

L´organo della Chiesa di Santo Spirito

L´organo fu costruito dall´ascolano Vincenzo Paci nel 1864.E´ posto sopra l´ingresso principale,in una cantoria lignea sorretta da mensole e da bussola,con parapetto mistilineo convesso al centro e con specchiature semplicemente dipinte.La cassa che contiene lo strumento è di legno,addossata alla parete con prospetto ligneo ad unica campata e profilo piatto.La facciata è costituita da 19canne di stagno appartenenti al Principale(la canna centrale corrisponde al Do2).Davanti sono le canne dei Tromboncini,anch´esse di stagno di foggia veneta.La tastiera a "fnestra",e di 50tasti;i tasti diatonici sono in bosso con frontalini piatti mentre i cromatici sno tinti di nero e ricoperti da listello di ebano.La pedaliera è inclinata "a leggio" e costantemente unita alla tastiera;consta di 20pedali.

L´organo della Chiesa della Madonna del Riparo

Il prezioso organo conservato in questa piccola chiesa, ora diventata privata, sembra avere tutte le caratteristiche di uno strumento tardo settecentesco. L´organo è nella cantoria sulla porta d´ingresso. La cassa decorata e lignea è ad unica campata; le canne di facciata non sono visibili perché coperte da un telo. Purtroppo non vi sono altre notizie a riguardo.

L´organo della Chiesa di S. Benedetto (detta dei Cappuccini)

L´organo è stato costruito da Adriano Fedri nel 1762. E´ posto sopra la porta d´ingresso in una cantoria in muratura, con parapetto rettilineo e specchiature corniciate, semplicemente dipinta; sul parapetto è posta una grata metallica. La cassa che contiene lo strumento è lignea, staccata dalla parete, con prospetto ligneo ad unica campata e profilo ondulato, fiancheggiata da paraste con decorazioni incise e dipinte d´oro, riproducenti motivi floreali. La facciata è costituita da 19 canne di stagno, distribuite in unica campata e formanti tre cuspidi; esse hanno il labbro superiore sagomato "a mitria" con punto a sbalzo e presentano le bocche non allineate ed il profilo ondulato. E´ questo lo strumento più antico che si conserva a Teramo, ma è giunto fino a noi con diverse parti non originali: tastiera, pedaliera, mantice, registro della Voce umana sostituito con il Flauto. Queste sostituzioni si ricollegano sicuramente all´opera di restauro e modifica messa in atto nel 1934 da Vincenzo Dipietro di Teramo, organaro per "passione". Ovviamente bisogna inquadrare il periodo in cui Dipietro lavorò sull´organo per poter comprendere la ragione delle modifiche su quest´ultimo; infatti solo dopo la prima metà del 𬊤 si cominciò a pensare ad un organo antico come ad un "bene artistico" e a preservare integro lo strumento in sede di restauro e non modificarlo a seconda delle necessità.

Queste sono concezioni e problematiche moderne, dei nostri giorni; prima di allora l´organo era semplicemente uno strumento al servizio della liturgia e veniva usato per questo, c´era quindi il bisogno di una perfetta funzionalità inquadrata nel gusto musicale del periodo. E´ in quest´ottica che va letta l´opera Di Dipietro. Nonostante gli interventi subiti l´organo delle chiesa dei Cappuccini è uno strumento particolarmente elegante e sobrio; purtroppo la mancanza di una via d´accesso lo rende sostanzialmente inutilizzabile.

L´organo della Chiesa di S. Giuseppe

Sulla porta d´ingresso della chiesa si trova la cantoria, lignea, con un parapetto mistilineo interamente dipinto e con cinque specchiature scorniciate. La specchiatura principale raffigura S.Cecilia all´organo mentre quelle laterali hanno per oggetto strumenti musicali: liuti, cetre e strumenti a fiato tra motivi floreali. Il mobile che contiene lo strumento è interamente incassato nella parete. La facciata dell´organo è lignea ad unica campata, interamente dipinta; ai lati due paraste con motivi floreali, il tutto sormontato da un cornicione rettilineo dorato. In netto contrasto sono le due antine di chiusura, per le canne di facciata, dipinte di grigio. Lo strumento è purtroppo privato di tutte le parti meccaniche e foniche. Ad oggi sono conservate solo la cassa e una decina di canne peraltro di recente fattura. Sconosciuti sono il costruttore e l´artefice di tale deturpazione. L´organo, tra i più "eleganti" di Teramo, sembra risalire alla seconda metà del Settecento.

L´organo della Chiesa della SS. Annunziata

Di questo organo non abbiamo oggi nessuna traccia materiale ma, fortunatamente, nell´archivio dell´ Arciconfraternita della SS. Annunziata, del Suffragio e del SS.Rosario si conserva una cartella datata 1885 contenente una notevole documentazione sull´organo che fu commissionato a Pietro Bazzani di Venezia. Il progetto risale al 12 maggio 1885: la scelta dei registri, come l´estensione della tastiera, rispecchia pienamente la struttura dell´organo ottocentesco italiano. I registri ( la Flutta Reale, l´Ottavino, il Clarone, il Corno inglese e le Trombe Dolci e Reali ) sono funzionali alla nuova sensibilità ottocentesca influenzata dal melodramma e dalla banda. Si aggiunge una base classica fondata sulla sonorità cristallina del ripieno. I registri, secondo un sistema "alla lombarda", possono essere combinati liberamente agendo sui comandi degli stessi e inseriti al bisogno attraverso un pedale. I lavori furono portati a termine nel mese di marzo del 1886. Gli ottimi rapporti stabilitisi inizialmente fra l´organaro e l´arciconfraternita si raffreddarono per il ritardo dei pagamenti e, soprattutto, con l´insorgere di problemi tecnici all´organo. Furono quindi eseguiti dei lavori di restauro da Pietro Bazzani che terminarono nel settembre del 1891.