Il Duomo di Teramo

Alla scoperta
di un patrimonio

Musica per il nuovo Duomo


(Daniele Blanco, Tiffany Sciarretta, Luca Sciroli)

La riconsegna dopo i lavori di restauro della cattedrale di Teramo e della cripta di San Berardo è stata celebrata il 25 ottobre 2007, con un concerto ideato dal musicista teramano Enrico Melozzi.

Il Nuovo Tempio, titolo della sinfonia concertante di Enrico Melozzi, è diviso in quattro movimenti che traggono ispirazione dai testi sacri. Il I movimento ha come incipit "La mano del Signore fu sopra di me, ed egli mi condusse là..." il II e il III Movimento prendono avvio dalle parole di Isacco, conclude il IV Movimento che si apre su uno scenario che evoca l´Eden primordiale.

I Movimento

(introduzione … adagio … allegro con fuoco)

L´incipit si afferma per cadenze gravi e solenni, per far risuonare tutte le vibrazioni dell´incontro descritto nel testo sacro, tra Dio e il profeta Ezechiele.

Tuttavia, l´introduzione è già visione, l´inizio è già compimento, repentino e forte.

I suoni sono possenti ed inaspettati: Dio e l´uomo sono tremendamente soli in uno scenario che supera il tempo e lo spazio.

Si susseguono fraseggi, ascendenti, a definire le distensioni del trasalimento del cuore, fino all´esplosione dei toni, che si placa solo nell´Adagio.

E´ una visione da un luogo altissimo: pausa mozzafiato e poi lieve attesa, prima che lo sguardo di chi vede, si allarghi,si dilati, si commuova.

Un piccolo passaggio che si ripeterà solo nella ripresa finale, dice l´intimo sussulto del cuore, lieve e nascosto come un furtivo segno di croce, come una lacrima per chi non c´è più.

Una leggera brezza, d´un colpo, resta il tumulto dell´onnipotente.

Spirali di suono si innalzano vorticosamente verso l´alto, faccia a faccia con l´essere dall´aspetto"alte"come di bronzo.

Toni cupi si affiancano a motivi delicati che vogliono quasi disegnare la cordicella di lino esile ed inatteso. Un ultimo passaggio precede l´allegro con fuoco e grida che la gloria di Dio si espande dalle mura del tempio e si confonde con il fragore delle grandi acque, frammisto a gli slanci del cuore dell´uomo che si trova dinanzi al suo Dio.

E´ un invocazione, è una richiesta di perdono ad introdurre l´allegro con il fuoco, traboccante di voci, come un oceano che straripa.

Insistenza degli accordi finali scolpisce i toni del terrore. Sembra che non ci sia una fine, perché il mistero di Dio non si può raccontare.

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II Movimento

(tema con variazioni … adagio … moderato … adagio)

"Su ascoltatemi… porgete l´orecchio venite a me, ascoltate e voi vivrete." (Is 55,2… 3)

Il secondo tempo esprime sonoramente l´atteggiamento interiore di chi si pone in ascolto, di chi prega. I violini vi si librano come aquile, perché altissima è la dimensione spirituale descritta dal testo biblico.

A tratti quasi parlando lentamente si può gustarne la bellezza. Il sapore di Dio è il sapore della vita, ma a forme infinite, ed ecco le variazioni al tema principale di questo movimento, ecco la ricchezza del linguaggio musicale, del fraseggio audace ed inesauribile, ma ecco anche le tonalità irrisolte o appena abbozzate nel bel mezzo di vere insistenze sonore. Nell´Adagio il fraseggio è intimo, come intimo l´incontro del figlio dell´uomo con colui che parla al profeta, il popolo di Israele e ad ogni uomo per dire che la legge del tempio circonfuso di gloria.

Ogni strumento dell´orchestra disegna con vigore quasi plastico il trono di Dio linea dopo linea, lasciando trasparire il per sempre. I suoni stridenti sono le leggi del tempio santissima severa, le tonalità aspre e poderose rinfrancano il mistero dell´amore, la stessa essenza di Dio.

Drammatico percuotere dei timpani, lento, insistente, si intreccia improvviso con il dolore del padre per la rovina dei figli dell´uomo. Sembra una voce di piantonei toni del moderato. "Ascoltate Israele", subito dopo l´adagio trionfale prefigura la Pasqua, allo stesso modo in cui la visione del tempio adombra il mistero del Cristo, trafitto e risorto, morto e vivo in eterno.

Il fraseggio si inarca verso l´alto e spalanca come in una nuova visione, il cammino che dovrà percorrere il Signore verso Gerusalemme, il cammino della Pasqua.

Sono richiamati nell´immaginario di chi ascolta gli episodi decisivi della vita di Gesù prima di essere sentenziato di morte. Alla visione del tempio di Ezechiele si sovrappone con forza quasi onirica la caduta dei mercanti del tempio da parte del Signore, il tempo si riempie a poco a poco di gloria e preghiera.

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III Movimento

(Fugato, Andante…Allegro con brio…Trio…Allegro maestoso)

"O voi tutti assetati, venite all´acqua!" (Is 55,1)

Nel Fugato, Andante l´organo è solo, come se cercasse una strada. Una parvenza di cammino sembra trasparire pian piano con l´entrata dei violini. Si tratta dello smarrimento dell´uomo moderno, dei giovani. Le tonalità inquietanti sono veri e propri squarci nel tessuto armonico che si va proponendo, lacerazioni, nuove visioni dai tratti confusi, come di uno stordimento.
La visione si svolge nell´eterno presente di Dio. Ezechiele è condotto all´ingresso del tempio.

L´acqua simboleggia lo Spirito Santo ed è densissima di rievocazioni bibliche che attraversano Antico e Nuovo Testamento fino ad incarnarsi in Gesù di Nazareth.

La musica quasi sconnessa raffigura il travaglio della storia e del cuore dell´uomo che avanza alla ricerca di un´acqua viva che lo disseti.

Sembra di poter davvero vedere il tempio, in visioni via via più ampie. Ecco, infatti, l´Allegro con brio, con un motivo che ha la limpidezza dell´acqua ed, agile, ne esprime l´effetto aereo. A questo punto si ode chiaramente l´invito di Isaia: "O voi tutti assetati, venite all´acqua!".
Intanto il dramma celeste non si arresta, con lo sguardo rivolto verso oriente, ove nasce il giorno e la salvezza incontra la storia ed ogni uomo. "O voi tutti assetati…" il motivo si ripete ed è puro, breve, sottile. Si rifrange tra le mura del tempio futuro e ne decanta l´innocenza.

Lo sguardo e il cuore hanno trovato la sorgente! Da essa scaturisce un fiume sempre più grande, un fiume navigabile! Tale pienezza è data dall´ingresso successivo degli strumenti: l´organo del fugato iniziale, poi i violini, le viole, i violoncelli... L´uomo può gustare Dio a poco a poco fino a diventarne il riflesso vivente. Allo stesso modo le acque crescono e quasi sommergono Ezechiele. Ogni uomo, come Ezechiele può sperimentare, esperienza tremenda e santa, che Dio è il Totalmente Altro, un fiume navigabile, ".. ,da non potersi passare a guado"!

L´evoluzioni melodiche del Trio sembrano non esaurirsi mai. I piccoli motivi dal sapore antico esprimono la letizia dei rivoli d´acqua che scintillano da oriente, la letizia di chi ha gustato l´acqua che scaturisce dal tempio, da Dio, mentre l´Allegro maestoso raggiunge una complessità inaudita proprio per rifrangere, per così dire, il giubilo dell´incontro e della scoperta.

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IV Movimento

(Allegretto…Adagio…Allegro con fuoco)

"… il suo volto somigliava al sole quando splende in tutta la sua forza". (Ap 1,16)

Allegretto: le percussioni annunciano l´ultima visione. Si apre uno scenario che richiama l´Eden primordiale. I passaggi si susseguono rapidissimi e si alternano a passi più pacificati. E per significare che il profeta assiste con timore alla scena. Giubilo e angoscia si fondono nei toni di una profezia che è insieme una marcia nuziale e di vittoria. Il rondò si fa spazio come danzando ed annuncia visioni osannanti il cui ritmo è quello della speranza. Il secondo fugato incatena fraseggi che richiamano vorticose vedute. Il testo cui questo ultimo movimento si ispira è un messaggio di speranza: il mondo può cambiare!

Si ripropone il tema che aveva introdotto l´intera sinfonia nel primo tempo. Un movimento circolare e compiuto riconduce chi ascolta all´inizio dell´opera…

Fiumi di acqua viva sgorgano dalle solitudini maestose dell´Essere, in eterno e per sempre!
L´allegro finale incide con sigilli di fuoco il senso della Storia entro le lettere dell´Onnipotente, l´Alfa e l´Omega.

Il senso delle cose è come trafitto misteriosamente nel cuore di Dio e risplende con ineffabile vigore nel suo volto. Le note finali sono il vigore del sole, la pienezza delle acque, il rigoglio della vita che ridonda in Colui che è, che era e che viene.

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