Il Duomo di Teramo

Alla scoperta
di un patrimonio

La Festa dei Trionfi


(Vanessa D’Antò, Chiara Di Giammarco, Giorgio Olivieri, Marina Paradisi, Giorgia Tuccella, Serena Zavatta)

Lo storico Muzio Muzij riporta come "tramite l´intercessione di Maria SS. e S. Berardo" le donne teramane implorassero la cessazione dei tumulti, pertanto quando si venne alla risoluzione dei disordini, si attribuì a loro la grazia, e venne istituita, nel 1559, la festa della Pace da celebrarsi ogni anno nella Domenica in Albis. Anche il popolo volle istituire una sua festa per celebrare e ricordare l´avvenimento facendo perciò nascere la festa dei Trionfi o di S. Anna.

Rievocazione storica della Festa dei Trionfi

Antinori (storico del XVII secolo) riporta l´origine della festa come un evento lieto e tragico allo stesso tempo, parlando di un´epidemia del XVI secolo affermando che: "fra i luoghi restati esenti dal contagio, si vuole, che la diocesi di Teramo, e che il morbo non passasse oltre il fiume Vomano. I cittadini l´attribuivano alla protezione di S. Anna, ed alla Festa che con dimostrazioni popolari gia ne celebravano o cominciavano a celebrare". A questa festa partecipavano tutti i sestieri ( cioè la plebe) di Teramo che intorno all´anno 1532 vennero ridotti in quartieri: S. Giorgio, S. Maria a Bitetto (comprendente anche S. Croce), S. Leonardo ( con S. Antonio) e S. Spirito. In memoria di tali fatti la città istituì poi uno spettacolo in anniversario di quel giorno.

Per i quindici giorni prima della festa di S. Anna, tutta la città acclamava la santa facendo inizialmente i giovani con tamburi, bandiere e lumi, prendendo le armi e facendo unione del proprio quartiere; quello di S Giorgio era il primo ed era preceduto da una schiera di cento uomini armati tra cui un Capitano con Paggio di rotelle, Alfiere ed altri ufficiali, tutti vestiti di rosso, e tutti dello stesso colore viso e mani. Giravano due volte la piazza sparando con armi riempite di sola polvere e chiudendo la schiera con un carro rappresentante un drago alto "dodici palmi" , e lungo cinquanta, portato da uomini in simbolo della fedeltà, esprimente il trionfo riportato di quella per l´appunto a S. Giorgio. Compare poi la schiera del quartiere di S. Maria, dello stesso numero di persone ma con differenti abiti e tinti di nero; giravano ugualmente la piazza con gli stessi spari ed erano seguiti con un carro rappresentante un Elefante con Torre sopra, in simbolo di Fortezza nella fede trionfatrice. Il quartiere di S. Leonardo faceva lo stesso, ma facendo portare da cinquanta persone una Galea, una nave da guerra molto leggera in uso fino al XVIII secolo, nella quale Capitano, Paggio, tromba, tamburo e cannoni stavano a rappresentare la navicella fluttuante di S. Pietro, ma infine trionfante dell´ Idolatria. Tutte e tre queste schiere si ponevano in mezzo alla piazza e combatteva tra loro, fino a che non sopravveniva un grande Carro guidato da cavalli finti, ma condotto da sottoposti uomini del Quartiere S. Spirito. Sopra di esso sedevano dodici Ninfe davanti ad una tavola imbandita con delle delicate pietanze. Questo veniva chiamato carro di Pace, il quale veniva preceduto da una schiera di cento persone vestite alla "Tedesca", con in mano picche, alabarde, fiaschi di vino, beventi, scherzanti e motteggianti in Tedesco. In oltre la Torre non effettuava alcun giro della piazza, ma si disponeva, con i suoi Lanzichenecchi (dai colori giallo, bianco e vede) presso le botteghe vicine al Duomo, dando cosi inizio al gioco delle bandiere. Per tanto alla vista del carro della Pace cessava ogni combattimento, ogni quartiere si riuniva e cantando intonavano pace. Gli ufficiali si salutavano e si abbracciavano, gridando viva la S. Fede, viva S. Anna. Di li a poco si dava inizio ai giochi degli sbandieratori, si suonavano tamburi e trombe si facevano spari in segno di letizia ed altri e tanti spari risuonavano in altre strade della città.

Rievocazione storica della Festa dei Trionfi

Questi festeggiamenti andavano avanti per quindici giorni fino al 26 Luglio, quando si culminava la festa davanti alla chiesa di S. Anna dove i giochi si chiudevano con il palo della cuccagna (pervenuto fino alcuni anni fa, ma oramai andato perso per dei lavori di restauro della suddetta piazza). Si attribuisce quindi, a partire dal 1559, la festa ad un eccesso di devozione nei confronti della Santa, in riferimento alle varie grazie ricevute dal pubblico, in merito alle epidemie. La festa dopo quasi duecento anni di effettuazione fu proibita, perché altri spari seminavano, almeno durante gli ultimi anni, la morte.

In quanto ai nostri giorni, per alcuni anni è stata riproposta la Rievocazione della Parata per la Pace, che veniva riportata quasi del tutto fedelmente, dai carri agli abiti, dai cavalli agli sbandieratori, ma da circa dieci anni si è nuovamente persa la tradizione!

Bibliografia: