Il Duomo di Teramo

Alla scoperta
di un patrimonio

Antonio Zàcara da Teramo


(Paola Amante, Eleonora Di Cintio, Lucia Mancini, Monica Ruga, Angela Venditti)

Iniziale miniata raffigurante Antonio Zàcara da Teramo, tratta dal Codice Squarcialupi conservato nella Biblioteca Medicea Laurenziana di Firenze.

Miniatura raffigurante A. Zàcara. Firenze, codice Squarcialupi

Nato molto probabilmente a Teramo tra il 1350 e il 1360, Antonio Zàcara si pone come una delle personalità più rilevanti nel panorama musicale italiano ed internazionale tra XIV e XV secolo. Sebbene le notizie biografiche del compositore abruzzese siano tutt´ora lacunose, si può ragionevolmente ipotizzare che il nostro Antonio appartenesse ad una cappella musicale pontificia e che quindi risiedesse a Roma già intorno al 1390. Nell´anno successivo, Zàcara sottoscrisse un contratto con l´Ospedale di Santo Spirito in Sassia dove, oltre che come miniaturista, venne assunto in qualità di cantore nell´ambito dei servizi liturgico musicali organizzati dai frati ospitalieri e come insegnante di musica, non solo dei frati, ma di tutti coloro, perfino i bambini, che si trovavano nell´Ospedale. Personaggio estremamente poliedrico, negli stessi anni Antonio figura anche come scriptor litterarum apostolicarum presso il papa Bonifacio IX, carica questa che ricoprì dal 1391 al 1407 circa. Ricerche recenti hanno appurato inoltre che egli fu cantore e successivamente magister cappellae presso il papa Giovanni XXIII dal gennaio al maggio del 1413, ma resta ancora piuttosto oscuro il periodo della sua vita che va dal 1408 al 1412. In questi anni infatti, Zàcara avrebbe potuto lasciare la cappella papale di Gregorio XII per passare dalla parte dell´antipapa Alessandro V e successivamente di Giovanni XXIII. Tuttavia, accanto a tali ipotesi se ne pone un´altra che riguarda un possibile soggiorno di Antonio nell´Italia del Nord, più precisamente presso la corte di Giovanni Maria Visconti a Pavia. Negli ultimi anni precedenti la morte, avvenuta tra il 1413 e 1416, si ipotizza che Zàcara sia tornato nella sua Teramo e che si sia dedicato alla composizione e all´insegnamento presso la schola della cattedrale cittadina.

E´ certo che le opere del nostro compositore, vennero eseguite non solo durante gli anni in cui egli era ancora vivo, ma anche molto tempo dopo la morte, fino a verso la metà del XV secolo. Tuttavia il dato più interessante consiste nel fatto che il bacino di utenza delle composizioni di Zàcara trascende − e di molto − i confini dell´Italia centro−meridionale: messe, ballate e madrigali di Antonio, vennero cantati anche presso le corti dell´Italia settentrionale, in Francia, in Germania, in Austria e in Polonia, dato questo che induce a pensare che egli sia stato il primo musicista italiano la cui memoria storica trascende la sua epoca e raggiunge una dimensione veramente internazionale. Un successo simile è comprensibile solo se si considera che lo stile di Zàcara raccoglie e sintetizza con spiccata originalità tutti i vari influssi musicali del XIV secolo: i moniti provenienti dalla musica profana madrigali e ballate che scrisse in grande quantità, gli influssi dell´Ars subtilior, nonché quelli inglesi e francesi e il confronto con altri grandi maestri dell´epoca come Ciconia, Matteo da Perugia ed Edgardus vengono rielaborati dall´estro compositivo del nostro Antonio, la cui opera si pone quindi come un´entità vasta e variegata al suo interno e, soprattutto, adatta ad essere esportata al di là dei confini dello Stato Pontificio. Una simile "contaminazione" di stili fu possibile a Zàcara grazie al fatto che egli visse a Roma a cavallo dei due secoli ed ebbe quindi la possibilità di vivere i concili, veri e propri scambi culturali e artistici, in occasione dei quali veniva presentato, proprio a Roma, l´intero panorama musicale internazionale.


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