Il Duomo di Teramo

Alla scoperta
di un patrimonio

Approfondimenti su Antonio Zàcara


Teramo negli anni di Zàcara

La provincia teramana è stata sempre molto piccola dal punto di vista dell´estensione , ma molto compatta ed omogenea dal punto di vista delle risorse territoriali e nell´impianto geografico. Quest´armonia fu alterata da una catastrofe militare avvenuta alla metà del dodicesimo secolo ad opera dei Normanni che incendiarono e devastarono Teramo. La Cattedrale di Santa Maria Aprutientis fu trasferita a circa duecento metri di distanza, ciò implicò un ribaltamento nell´impostazione urbanistica della città che avrebbe avuto grande importanza anche nei secoli successivi. L´antica città romana che sorgeva all´incrocio tra i due fiumi Tordino e Vezzola, aveva nell´incrocio del cardo e del decumano la Chiesa francescana di Sant´Antonio, rispetto alla quale il Duomo si sarebbe posto in forma periferica al contrario di ciò che di solito avveniva nelle città. Proprio intorno al vecchio nucleo romano posero le loro case i Melatino. Si tratta della piccola nobiltà rurale di origine franco−lombarda che cercò di ruralizzare la città sotto il patrocinio di una grande famiglia feudale: gli Acquaviva, i quali si assicurarono già agli inizi del Trecento il controllo del vescovado con Rainaldo Acquaviva che morì nel 1314 e al quale si sostituì un romano: Niccolò degli Arcioni personaggio importante dal punto di vista urbanistico per il raddoppiamento della cattedrale, la quale venne sospinta verso la parte opposta della città romana.

A metà del Trecento si strutturò una forte realtà di carattere prettamente urbano con le fiere di San Domenico e di Pentecoste e così la città si sottrasse all´ipoteca rurale ed ambientale degli Acquaviva. Dopo una guerra di distruzione con la vicina Campli, questa civiltà urbana, contraria agli Acquaviva, trionfò nel 1363 con l´ascesa al vescovado di Pietro De Valle fratello di Antonello, vero e proprio tiranno della città a partire dal 1365. Gli Acquaviva e i Melatino si arroccarono a Morro D´Oro nella Basilica di Santa Maria di Propezzano in attesa di poter riconquistare definitivamente la città. Questo processo si svolse egli ultimi anni del Trecento perché Antonio Acquaviva, era il cugino di Carlo di Durazzo, colui che negli ultimi anni del Trecento conquistò il Regno di Napoli spodestando e facendo assassinare poi la regina Giovanna. Il ruolo degli Acquaviva diventò in tal modo molto accentuato perché erano legati alla famiglia reale. E pare non privo di qualche rilievo , il fatto che le prime notizie su Zàcara relative al suo incarico nel gennaio 1390 come maestro di musica per i residenti dell´ospedale romano di Santo Spirito in Saxia, siano di poco successive all´elezione di Bonifacio IX Tomacelli, Papa legatissimo ai durazzeschi e agli Acquaviva perché sua nipote sposerà Andrea Matteo d´Acquaviva, duca d´Atri. Peraltro nel novembre del 1390, quindi negli stessi mesi in cui comincia ad essere attestato Zàcara, Antonello De Valle, fratello del vescovo, fu assassinato e gli Acquaviva rientrano e controllarono la città. Il vescovo cadde prigioniero dei Melatino che ne approfittano per far nominare due di loro, Antonio e Corrado, come vescovi della città. Questo processo si concluse nel 1393 con l´acquisto per denaro contante di Teramo e di Atri da parte di Antonio Acquaviva. Nel 1407 il duca d´Atri Andrea Matteo d´Acquaviva fu assassinato proprio dai Melatino, la stessa famiglia che per anni aveva sostenuto gli Acquaviva. Si verificò quindi una scissione nella vecchia coalizione rurale che era venuta al controllo di Teramo e chi prese in mano la situazione fu il re Ladislao, fratello della regina Giovanna che morì prematuramente nel 1414. A questo punto non si hanno notizie precise sul tipo di vita e di attività che svolse Zàcara, si sa soltanto che è morì nel settembre del 1416.

Discografia

La discografia di Zàcara, prodotta dal 1966 al 2004, annovera 25 dischi dei quali solo 3 di carattere monografico. La serie è aperta dall´etichetta francese Boite à Musique contenente la ballata "Un fior gentil", affidata all´esecuzione dell´ Ensemble Polyphonique de Paris e ad Huguette Ehrmann e Michel Sansovin, flauti a becco tenore e basso. L´anno che ha visto il maggior numero di registrazioni è il 1996. Il disco che ha avuto il maggior numero di ristampe quello della Argo, così come l´etichetta discografica che ha dedicato attenzione a Zàcara è l´Harmonia Mundi con 4 edizioni. Il disco in vinile della Rca, prodotto grazie all´interessamento della Cassa di Risparmio della provincia di Teramo, è importante perché rappresenta il risultato finale di un´operazione storico−musicologica mirata alla riscoperta dell´autore.

La discografia di Zàcara presenta un´interruzione di oltre un decennio, riprendendo nel 1990 con "Cacciando per gustar". Da questo momento fino al 2002 si sono succeduti altri 16 dischi ma dall´inizio del secolo non si sono avute più produzioni monografiche. Diverse sono le composizioni del musicista non ancora registrate: quelle tenute in maggiore considerazione sono le ballate "Un fior gentil", "Ciaramella" e "Rosetta".

  1. Boite a musique
    Titolo: "Un fior gentil m´apparse" per flauti a becco tenore e basso
    Inter.: Huguette Ehrmann
  2. Argo, "Ecco la primavera"
    Titolo: Rosetta per organo
    Inter.: Christopher Hogwood
  3. Harmonia mundi, "food, wine and song"
    Titolo: "cacciando per gustar", per 2 tenori e baritoni
    Inter.: The Orlando Consort
  4. Lim, "polifonia italiana"
    Titolo: "Ciaramella mea dolce"
    Inter.: Ensemble Micrologus
  5. Il vecchio mulino, "Il canto corale in Abruzzo, polifonia sacra e profana"
    Titolo: Ciaramella, per coro a 3 voci dispari
    Inter: Coro Polifonico "Antonio Zaccaria" di Teramo

Catalogo delle opere

Nel catalogo delle opere di Zàcara vengono distinte due diverse produzioni: la produzione sacra e quella profana. La prima è costituita da nove gloria (tra le quali citiamo "Gloria Micinella") e sette credo. La produzione profana, invece, arriva a contare complessivamente ben trentacinque occorrenze. Diciannove costituiscono le opere attribuite a Zàcara direttamente dalle fonti e sono composte da: ballate (come "Ciaramella, me dolce ciaramella"), ballades, madrigali ("Plorans ploravi perché la fortuna") e cacce. Le restanti sedici racchiudono, invece, le composizioni adeposte o diversamente rubricate, frutto delle attribuzioni degli studiosi e comprendono: ballate (quali "Dime, fortuna, poy che tu parlasti"), ballades, rondeaux e motetti. Bisogna però considerare la stesura di questo catalogo come un work in progress, essendo legata a doppio filo ai continui aggiornamenti della ricerca.

Ascolta un estratto di "Ciaramella, me dolce ciaramella":

ciaramella.mp3