Il Duomo di Teramo

Alla scoperta
di un patrimonio

Il teatro medievale abruzzese e la Sacra Rappresentazione


(Maria Rita De Santis)

La Sacra Rappresentazione

La Sacra Rappresentazione è un genere teatrale di argomento religioso che in Italia si sviluppò intorno al XIV secolo. Con questo termine si indica la narrazione di un fatto religioso compiuto in maniera più articolata rispetto alla semplice lettura o declamazione di un testo. Il primo luogo scenico del teatro medievale è la chiesa. Durante le funzioni religiose si cominciò a mettere in scena i passi del Vangelo cantati dal sacerdote. Queste rappresentazioni raggiunsero in seguito una propria autonomia, spostandosi in fine in luoghi esterni agli edifici religiosi. Con riferimento alla cultura occidentale si può iniziare a parlare di Sacra Rappresentazione quando, durante la lettura di un testo religioso, compaiono due o più lettori dialoganti o con rulo di narratore (come nella lettura della Passione di Cristo nella religione Cattolica). Le Sacre Rappresentazioni non erano solo una specie di istruzione religiosa per gli spettatori−fedeli, ma contenevano anche una valenza mirata a divertire e intrattenere.

Il teatro medievale abruzzese

La produzione teatrale abruzzese nel medioevo era caratterizzata da testi di estrema popolarità, scritti e trascritti più volte per un pubblico abituato ad ascoltare lo stesso componimento recitato variamente. Questo tipo di teatro fa la sua comparsa in Abruzzo agli inizi del XIV secolo ma si sviluppa per tutto il secolo successivo riscontrando un tale successo tra il pubblico popolare da restar vivo per tutto il ´ 600 e anche oltre. I testi, cosí come sono pervenuti a noi oggi, hanno subito numerosi rimaneggiamenti: tagli, trascrizioni e adattamenti ne hanno alterato l'aspetto originario. Sembra ovvio che l´argomento più rappresentato all´inizio di questa forma di spettacolo fosse la Passione di Cristo durante il periodo della settimana Santa. In breve tempo, tuttavia, i soggetti sarebbero variati e ciascuno di essi avrebbe avuto un preciso periodo dell´anno per essere rappresentato. Venivano rappresentate le vite di Santi, di martiri ed eroi, le Annunciazioni (Annunptiatio Sancte Marie), l´apparizione di Cristo agli Apostoli, la Pentecoste senza dimenticare il dramma liturgico dell´Officium Quarti Militis a Sulmona ( rif. De Bartholomeis V. Il teatro Abruzzese nel medioevo). Naturalmente, fra tutte, quella che ha riscosso maggior successo nel tempo è la rappresentazione della Passione di Cristo della quale in Abruzzo è stato fatto un allestimento nel 1979 al Teatro Stabile de L´Aquila.

Una delle Sacre Rappresentazioni abruzzesi dega di essere ricordata è la Storia della regina Rosana e di Rosana sua figliuola ( rif. De Bartholomeis V. Il teatro Abruzzese nel medioevo.Adattamenti teatrali Franco Celenza). Verso il 1886, in una casa privata di Sulmona, fu rinvenuto un codice manoscritto di 153 carte, contenente nove rappresentazioni drammatiche abruzzesi. Il codice è ora alla Biblioteca Nazionale di Roma. La trascrizione è di due mani: una prima ha copiato le prime 52 carte contenenti, appunto,la Storia della regina Rossana; la seconda le rimanenti, firmando il codice con nome di una certa Suor Maria Jacoba Floria di Chieti, in data 1576 − 77. Il testo in questione è importante perché segna il passaggio dal dramma sacro al dramma profano. In Italia fu conosciuta dapprima in forma di cantare anonimo, poi nella forma romanzata ed autobiografica immaginata dal Boccaccio nel Filocolo, in fine nella versione novellistica in prosa latina: Vita Sanctae Rusinae seu Rosane filiae Austeri Romanorum Regis, della quale non ci è pervenuto che il titolo, poiché la sua iscrizione all´Indice Espugnatoriodel 1661,non ne ha fatto sopravvivere nessun esemplare. Da questa novella latina deriverebbero due trduzioni in volgare italiano: la prima, del trecento, tramandata dal codice Platino, La legenda della reina Rosana e di rosana sua figliuola, Livorno 1871; la seconda, passata attraverso le mani di più copisti e rifacitori, come osserva il De Bartholomeis (Origini della poesia drammatica italiana), quattrocentesca, ancora inedita, della Biblioteca Nazionale di Napoi. Da queste volgarizzazioni furono in seguito composte due rappresentazioni anonime, scritte a poca distanza di tempo: una prima toscana, in una lingua aulica, con uno svolgimento tanto elaboratoda riprodurre untegralmente la vicenda sempre motivata anche nei passaggi minori, di cui esiste un´edizione del D´Ancona (Sacre Rappresentazioni dei sec XIV, XV, XVI, Firenza 1872); la seconda rappresentazione , quella abruzzese, è scritta in un´impalcatura linguistica vicina all´italianoletterario comune in formazione dietro l´esempio del toscano illustre che però, nell´Abruzzo del Cinquecento, dove il culto di Dante era diffusissimo,è più libresco che parlato e contiene chiaramente abitudini dialettali abruzzesi e comunque circoscritte nell´ambito di una cultura centromeridionale. Diversamente da quella toscana,la rappresentazione abruzzese ha espressioni più disadorne, talvolta popolaresche e la struttura è più marcatamente dialogica, ma lo svolgimento dell´azione scenica è più contratto e spesso immotivato; di questo Franco Celenza ha dovuto tener conto frequentemente nel corso dell´adattamento teatrale, circostanziando meglio le singole scene con interventi personali, pur nel rispetto della logica interna del tessuto narrativo.